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ACQUERELLI “PAESAGGI E VIAGGI”

Non voglio lodi. Vorrei comprensione.
Quando qualcuno afferma che gli piacciono i miei lavori, resto indifferente.
Quando qualcuno dimostra invece,  di comprenderli, allora sono felice, provo soddisfazione, e seria curiosità  per come vengono compresi.
Se do una conferenza in una lingua che il pubblico non conosce, gli applausi sono inutili. Non ho comunicato. Non c’è stata comprensione.
Bisogna conoscere le reciproche lingue, i propri linguaggi, se si vuole comunicare.
Viaggiando , molto sovente mi son trovato a vivere quotidianamente fra popolazioni di cui non conoscevo la lingua, né loro conoscevano la mia.
Che mi trovassi in una spiaggia ombreggiata da palme da cocco, sperso in un arida valle fra montagne, o circondato da dune di sabbia di qualche deserto, mi sedevo per terra, tiravo fuori dal sacco un quaderno di viaggio, una matita. E iniziavo a disegnare. Iniziando dalle basi. Disegnavo un pesce, un polipo, una medusa, una barca. Pescatori con bimbi e mogli attorno incominciavano a ridere, e mi dicevano il nome che io trascrivevo sotto l’immagine. Ripetevo a voce. Imparavo. E continuavo a disegnare. Un pesce, una capra, una tenda di beduini, il sole, la luna e le stelle, le nuvole, i lampi delle tempeste, la pioggia.  E scrivevo sotto ogni immagine la sua parola e cercavo di memorizzarla. Poi disegnavo animali. Bufalo , aquila, pappagallo , scorpione. Mimavo azioni, imparavo altri nomi, disegnavo i gesti della mungitura della capra, il latte, il bicchiere, il gesto del bere. Loro ridevano divertiti e io continuavo a disegnare.  Foglie di palma intrecciate, baracche di sassi e sterpaglia sotto la neve, cammelli accovacciati.
Io comunicavo con l’immagine, loro la riconoscevano, mi rispondevano con il nome, ed erano felici di provare, interiormente, l’ esperienza del  comprendere un immagine, provare l’esperienza arcaica originaria dell’arte visiva, la  comunicazione tramite forme visive.
Mi comprendevano, io comprendevo loro, ci comprendevamo reciprocamente.
Ogni volta che ripartivo erano tristi, ma io strappavo le pagine su cui avevo disegnato il loro mondo, e, con un inchino, le porgevo e donavo. Tornavano allora a sorridere, a ridere soddisfatti.
Io sarei scomparso dalla loro vita, ma i fogli disegnati sarebbero rimasti.
Finché un tifone, una valanga di neve, una tempesta di mare, li avrebbero strappati e portati via.

Significativi

Natura

Corpi e visi

Paesaggi e viaggi

Interni e esterni

Rosoni

Patterns

Et alia