“Nella pletora di illustratori di diverso livello presentati in mostra, colui che è in grado di catturare al meglio il genio millimetrico e bizzarro di Tolkien è senz’altro Piero Crida, le cui mirabolanti, astratte visioni ‘ad anello’ riprodotte a partire dall’edizione Rusconi risultano assai più incisive delle didascaliche visualizzazioni di illustratori inglesi contemporanei.“

Elena Morra / Luca Scarlini – Il Sole 24 Ore

“Piero Crida è tra gli ultimi esponenti in Occidente dell’ arte “sacra”…I colori della cauda pavonis della pietra filosofale, il sapore della Bodhi, la fusione orgiastica di Vijnana e Vasana, l’aspirazione al Mehr Light goethiano , ecco quanto motiva e struttura l’opera di Piero Crida.”

Arturo Schwarz

“…egli ha spinto agli estremi limiti del possibile la qualità del dipingere ad acquerello. La realtà di ogni espressione pittorica è il contenuto emblematico; ed ecco: egli ha spinto agli estremi limiti il dicibile, per giungere alla rarefazione assoluta del “capire Dio” (o l’anima, la spiritualità, l’essenza dell’Essere, il nostro mistero-vita di cui siamo) attraverso acquerelli dalla rarefazione simbolica incommensurabile… Un Crida ricco, quindi, che ad ognuno ha da dire, che per ognuno ha il messaggio, che ad ognuno fa trovare lo specchio in cui riconoscersi, anche se Crida stesso, per l’eterna vicenda dell’arte, non troverà mai la pace in cui vedere se stesso, poiché il suo compito (o il suo pregio, o la sua condanna) è di essere alla eterna ricerca della parola da dirci, pur gravato come è da questo suo valore sublime che già lo consegna al mondo difficile e oscuro e atemporale della Gloria.”

Gabriele Mandel

“…Ogni produzione di Piero Crida è una pratica rituale, attuata per conseguire quella calma mentale e quello stato di tranquillità interiore che permettono di affrontare, con la imperturbabilità del Bodhisattva, le alterne vicende della vita. Infatti per lui dipingere è un modo di coltivare la via del ritorno alla fonte: è, come dicono gli esoteristi cinesi, ju men, ” il passare attraverso la soglia”, per giungere in un mondo dove le cose accadono da sole all’interno di una unità indifferenziata fatta da una moltitudine di elementi mutevoli.
Il foglio di carta: è lì che si ricompone la frantumata individualità di Piero Crida.
E’ lì che la pittura diventa il luogo del cerimoniale, dove tutto assume l’aspetto della sfida tra l’imperfetto e la perfezione. E’ lì che porta il suo destino. La calligrafica definizione dei soggetti è indice di una rigorosa analisi interiore, che incide con la precisione di un laser sulla coscienza, mentre i  tenui e leggeri colori di una tecnica ad acquarello che non permette errori, anche quando si incupiscono per riempire spazi di evidente durezza, rivelano  una personalità delicata e fragile.
Quella purezza estetica che colpisce chi osserva i suoi lavori, producendo subitanee emozioni, è, pertanto, il frutto di un viaggio nell’inconscio, all’interno del quale la morte e la rinascita sono collegate dalle costanti sollecitazioni di uno stato intermedio che tende alla luce, intesa come saggezza che tutto unifica. Ed è proprio la sete di questa luce, il fattore che accomuna tutte le opere di Piero Crida.”

 Lama Paljin Tulku Rinpoce